Antonio Sturla (1894 – 1968)

Nato nel 1894 a Ferrara, diede inizio alla sua carriera nel 1909, quando partecipò alle riprese della pellicola Lucrezia Borgia di Mario Caserini e proseguì l’anno seguente a Roma, presso gli Stabilimenti CINES. Nel 1912, realizza, con gli attori della Compagnia Filodrammatica Estense, Il Baratro, dramma in due tempi ambientato nella “mala” ferrarese, e la “comica finale” Sotto a chi tocca, nella quale utilizza personaggi noti delle strade cittadine, come le due macchiette: Cavalier Burela e Tugnin d’la Cà d’Idio. Uomo di grande cultura, temerario e insaziabile ricercatore di notizie, Sturla, non si fermerà un attimo. Già durante la prima guerra mondiale opera dietro la cinepresa sul fronte Italo-Francese e tornato alla vita civile abbraccia la professione del documentarista, diventando corrispondente del film-giornale d’attualità LUCE fin dalla sua nascita (1927). Nel 1933 al seguito della spedizione della Reale Società Geografica Italiana in India, Ceylon, Tibet sale sulle pendici dell’Himalaya ed è eccezionalmente ammesso nella città santa di Lhasa alla presenza del Dalai Lama.

Produce, anche in proprio, numerosissimi documentari di carattere scientifico, divulgativo e turistico sulle due sponde dell’Adriatico, sulle bonifiche del Ferrarese, dell’Agro Pontino, della Sardegna. Divulgatore della intatta bellezza del Delta Padano collabora con autori come Fernando Cerchio, Luchino Visconti, Mario Soldati oltre che con i ferraresi Adolfo Baruffi, Michelangelo Antonioni, Florestano Vancini e Renzo Ragazzi.

Nell’immediato dopoguerra, oltre all’incarico di cinereporter per la Settimana INCOM, nel 1953 fonda a Ferrara la casa di produzione Phoebus Film che esordì col documentario di Florestano Vancini “Al Filò”. Antonio Sturla, per ragioni di salute, dal 1958 dovette “appendere al chiodo” la sua “irrequieta e spericolata cinepresa”.

Sviluppato da Edit Art